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Focus di Approfondimento Bimestrale Maggio - Giugno 2011


 

Cloud computing: facciamo il punto!

 

Si è svolta a Roma, nel contesto della Fiera, la XXII edizione della Mostra Convegno di Forum PA, società leader nel campo della promozione del confronto sui temi più attuali in materia di innovazione e di alta tecnologia. Creare opportunità di condivisione e di networking fra i vari soggetti, coinvolti, a diverso titolo, nelle sfide poste dalla Rete, è la filosofia di approccio di Forum PA, che ha dedicato, non a caso, una conferenza – la prima nel settore – al cloud computing, già definito da alcuni come “l'argomento dell'anno”.

Di che cosa si tratta?

In base alla definizione offertane dal NIST – National Institute of Standards and Technology (il testo completo è reperibile all'indirizzo http://csrc.nist.gov/publications/drafts/800-145/Draft-SP-800-145_cloud-definition.pdf), il cloud computing si qualifica come “a model for enabling ubiquitous, convenient, on-demand network access to a shared pool of configurable computing resources (e.g. networks, servers, storage, applications, and services) that can be rapidly provisioned and released with minimal management effort or service provider interaction”, ossia, nella traduzione offerta in un recente articolo di Gianfranco Stucchi su Finance Business Review dal titolo “Le tre dimensioni del cloud computing” (http://www.fbritaly.it/articolo.php?aId=0000000135&n=Le+tre+dimensioni+del+cloud+computing): “Il Cloud Computing è un paradigma di elaborazione dei dati concepito per favorire le modalità di accesso economiche, tramite rete e on-demand alle funzionalità dell'ICT generalmente disponibili. Esso riguarda un pool riconfigurabile di risorse computazionali condivise (per esempio: reti, server, sistemi di storage, applicazioni e servizi) che possono essere rapidamente disponibili a un certo parco di clienti, indefinitamente esteso. Il rilascio di queste risorse deve avvenire da parte di un fornitore di servizi con la minima attività possibile di gestione o di interazione”.

 

Mediante il ricorso al suggestivo richiamo della “nuvola” (cloud in inglese), si intende, quindi, un complesso di risorse tecnologiche per mezzo delle quali diventa possibile utilizzare on-line la maggior parte delle funzionalità che oggi vengono fruite tramite programmi installati in locale. In altri termini, grazie alla dislocazione in remoto delle applicazioni web non sarà più indispensabile disporre di potenti pc e di sofisticate funzionalità: sarà sufficiente disporre di una connessione web e potersi collegare con i server messi a disposizione dal fornitore del servizio. Come efficacemente sintetizzato da Eric Schmidt lo scorso 10 maggio, in apertura dell'I/O Google, il browser è destinato a diventare sempre più “il” computer e, semplicemente navigando con il proprio browser, potremo accedere ai programmi e alle risorse che, di volta in volta, ci occorrono.

Fantascienza? Non proprio, se si pensa che, in fondo, già ora sono reperibili e comunemente utilizzate in rete utilità quali i servizi di posta elettronica o le community per la condivisione di fotografie. La nuova frontiera dell'informatica, il Web 3.0 come è stato già battezzato, è dunque una realtà sinora presente ma di cui, forse, non esiste ancora una matura consapevolezza.

Per ritornare alla definizione del NIST, essa precisa alcune caratteristiche essenziali che devono connotare il complesso dei servizi di cloud computing, ossia la dimensione dell'on-demand, per cui il cliente deve poter accedere alle funzionalità desiderate senza il tramite dell'interazione personale con il gestore dei servizi; una tipologia broad network di accesso alle risorse, per cui esse diventano fruibili per mezzo delle più svariate piattaforme; la costituzione in “pool” (resource pooling) dei medesimi providers dei servizi, allo scopo di rispondere alle esigenze dell'utenza in base ad un modello multi-tenant; la rapidità e l'elasticità (rapid elasticity) con le quali devono essere disponibilii le funzionalità e, infine, il measured service, per cui il sistema dispone di opportuni sistemi di controllo e di ottimizzazione, a garanzia della qualità e della trasparenza del servizio. Il documento del NIST, che si invita caldamente a leggere con attenzione, richiama poi i tre differenti modelli di offerta dei servizi cloud, vale a dire SaaS (Cloud Software as a Service), PaaS (Cloud Platform as a Service), IaaS (Cloud Infrastructure as a Service), a seconda della possibilità, più o meno rilevante, per l'utente di controllare e, in qualche modo, di agire sulle applicazioni messe a disposizione dall'infrastruttura cloud.

 

Il lettore attento avrà già avuto modo di cogliere potenziali e indubbi vantaggi della soluzione cloud : a chi non piacerebbe, infatti, poter comodamente lavorare e condividere i propri files e documenti da qualunque postazione web, senza sentirsi condizionati dal pacchetto applicativo posseduto dal pc, ma semplicemente collegandosi in Rete? Nel contempo, però, è indubbia la necessità di dare risposte efficaci e convicenti all'indubbio problema della sicurezza e inviolabilità dei dati che vengono ceduti al server cloud, con tutta una serie di notevoli responsabilità da parte del gestore.

Ma questa, per certi versi, è una storia ancora da scrivere e saranno le concrete esperienze sviluppate sul campo a fornire esempi di buone prassi da imitare e a porre in luce criticità cui porre rimedio!

 

 

Open government, open Italia


 

Nell'ambito di ForumPa-Fiera di Roma, lo scorso 10 maggio, si è tenuto un workshop dell'Associazione Italiana per l'Open Government dal significativo titolo “Open Data: dalle parole ai fatti”, nel contesto del quale è stata resa disponibile l'ultima versione della guida “Come si fa Open Data? Istruzioni per l'uso per Enti e Amministrazioni” (on-line all'indirizzo http://www.scribd.com/doc/55159307/Come-Si-Fa-Opendata-Ver-2).

Un'occasione preziosa per fare il punto sullo stato di avanzamento e di applicazione dei principi dell'open government, che stanno già ispirando importanti iniziative all'estero – si pensi, ad esempio, alla recente “Direttiva Obama”, emanata nel dicembre 2009, che individua nella trasparenza (transparency), nella partecipazione (participation) e nella collaborazione (collaboration) i principi chiave cui sono chiamati ad ispirarsi i modelli di organizzazione delle agenzie amministrative pubbliche. In Italia il dibattito sull'open government, che al momento si è tradotto in un numero ancora ridotto di iniziative (si può citare, ad esempio, il portale della Regione Piemonte http://dati.piemonte.it/, il primo, nel suo genere, per la condivisione di dati di pubblico interesse), trova uno dei suoi più fertili vivai in Datagov.it - Associazione Italiana per l'Open Government http://www.datagov.it/, costituita e animata da un nutrito gruppo di studiosi, professionisti e dirigenti, che operano in vista di una sempre più approfondita consapevolezza e di una tangibile promozione dell'approccio open nei vari ambiti aperti alla sua declinazione.

 

Sul sito dell'Associazione è possibile consultare il testo del Manifesto dell'Open-Government, presentato il 30 novembre 2010 all'Internet Governance Forum Italia (http://www.igf-italia.it/). Eccone i 10 punti programmatici, che si auspica possano ispirare sempre più e meglio, nei prossimi anni, le linee d'azione programmatiche di Governo e Pubblica Amministrazione:

 

1 – Governare con le persone. La partecipazione attiva è un diritto e un dovere civico di ogni cittadino. L'Open Government si propone di creare le condizioni organizzative, culturali e politiche affinché ogni cittadino abbia il diritto di contribuire a creare progetti per il cambiamento, di trasformazione democratica e di modernizzazione della società italiana.

 

2 – Governare con la rete. La Pubblica Amministrazione deve far riferimento a un modello organizzativo che abbandoni la logica verticale a favore di una orizzontale, in grado di coinvolgere i diversi attori pubblici, privati e del non profit, nella progettazione e gestione dei servizi. Tale obiettivo può essere perseguito attraverso il riconoscimento e la promozione delle reti e connessioni sociali e il governo di processi decisionali inclusivi e di progettazione partecipata.

 

3 – Creare un nuovo modello di trasparenza. L'Amministrazione deve garantire sempre la più completa trasparenza dell'attività di governo e la pubblicità di tutto ciò che è relativo al settore pubblico. I cittadini devono poter avere tutte le informazioni sull'operato dell'Amministrazione, per essere in grado di esercitare un controllo diffuso sulle attività di governo e per partecipare in modo effettivo alla gestione della cosa pubblica.

 

4 – Trattare l'informazione come infrastruttura. I dati, chiari e leggibili, gestiti dalle Pubbliche Amministrazioni devono essere accessibili a tutti sul Web in formato aperto, gratuitamente ove possibile, e – in ogni caso -, con licenze idonee a consentire la più ampia e libera utilizzazione. La disponibilità di dati aperti è, di fatto, l'infrastruttura digitale sulla quale sviluppare l'economia immateriale. Le Pubbliche Amministrazioni, liberando i dati che gestiscono per conto di cittadini e imprese, possono favorire lo sviluppo di soluzioni da parte di soggetti terzi e contribuire in modo strategico allo sviluppo economico dei territori dalle stesse amministrati.

 

5 – Liberare i dati pubblici per lo sviluppo economico del terzo millennio. Le Pubbliche Amministrazioni devono considerare una priorità la raccolta, gestione e distribuzione di dati grezzi e disaggregati (non sensibili), favorendo così anche l'iniziativa privata per lo sviluppo di applicazioni ed interfacce per la loro rielaborazione, consultazione, fruizione e pubblicazione. Un orientamento della Pubblica Amministrazione verso l'Open Data offre nuove opportunità a chi investe nella rete, incentivando la crescita dei distretti dell'economia immateriale che rappresenterebbero un nuovo modello di produzione da affiancare a quello tradizionale.

 

6 – Informare, coinvolgere, interagire per valorizzare l'intelligenza collettiva. La rete moltiplica il potenziale delle intelligenze coinvolte, aumenta l'efficacia dell'azione amministrativa e rafforza i diritti individuali di cittadinanza. Le dinamiche organizzative e i procedimenti della Pubblica Amministrazione vanno ripensati per migliorare la qualità dei processi di informazione, facilitare il coinvolgimento di tutti i cittadini, diffondere la cultura dell'Open Government anche attraverso i social media e le tecnologie dell'informazione e della comunicazione.

 

7 – Garantire la partecipazione. La Pubblica Amministrazione garantisce la partecipazione di tutti alla gestione della cosa pubblica promuovendo l'uso delle tecnologie dell'informazione, eliminando ogni discriminazione culturale, sociale, economica, infrastrutturale o geografica ed assicurando l'accesso ad idonei percorsi formativi di alfabetizzazione informatica.

 

8 – Promuovere l'accesso alla Rete. La tecnologia, ed in particolare Internet e gli strumenti di accesso alla Rete, sono elementi abilitanti ai processi di partecipazione. Per questo motivo è dovere dello Stato garantire la neutralità della Rete e consentire a tutti i cittadini di accedervi e promuoverne la cultura d'uso, con l'obiettivo di sviluppare una società dell'informazione pienamente inclusiva.

 

9 – Costruire la fiducia e aumentare la credibilità della P.A. La conoscenza e la partecipazione ai processi decisionali sono strumenti di costruzione della fiducia in un rapporto tra pari che coinvolge Amministrazione e Cittadini rendendo inutili gli attuali livelli di mediazione. L'appartenenza agli stessi ecosistemi (digitali e non), la pratica delle stesse dinamiche sociali e servizi efficaci costruiti intorno al cittadino e alle sue esigenze (con la possibilità per il cittadino stesso di valutarne la qualità), aiutano ad accrescere la fiducia, la credibilità dell'Amministrazione e la condivisione frgli obiettivi.

 

10 – Promuovere l'innovazione permanente nella P.A. La costruzione ed erogazione di servizi deve essere sempre realizzata in modalità condivisa e sviluppata, ponendo l'utente al centro del sistema: perseguendo il miglioramento continuo della qualità basandosi sui feedback dell'utenza e mantenendo aperta la possibilità di far evolvere i sistemi e le condizioni di utilizzo. Una innovazione permanente per garantire una revisione costante, nelle forme di utilizzo, negli adeguamenti tecnici, funzionali ed organizzativi sempre in linea con l'evoluzione dei principi della Rete.

 

COME ATTUARE LA

CONSERVAZIONE SOSTITUTIVA

 

Martedì 21 Giugno 2011 – Hotel Campanile RIVOLI

 

Un corso pratico e completo progettato per trasferire ai responabili aziendali le nozioni e le informazioni concrete necessarie per valutare i benefici della conservazione sostitutiva e apprendere i meccanismi tecnici e organizzativi di attuazione.

 

Il corso fornisce elementi pratici rilevati nelle esperienze sul campo.

 

Il corso è organizzato da Archivium ed Euroged, società specializzate nella consulenza e nei progetti di gestione documentale e conservazione sostitutiva.

 

Programma del CORSO

 

Il corso ha una durata di mezza giornata (9-30 / 12.30) ed è organizzato in 3 moduli

 

Modulo 1

LE ATTIVITA’ PER AVVIARE LA CONSERVAZIONE SOSTITUTIVA, DALLE NOMINE AL MANUALE

Questo modulo fornisce uno schema completo di tutti gli elementi organizzativi e tecnici necessari per raggiungere l’obiettivo della conservazione sostitutiva.


Docente Dott.sa Elena Lauritano – Resp Conservazione Sostitutiva

Modulo 2

Il PROCESSO di conservazione FASE PER FASE:

Questo modulo fornisce una descrizione accurata di come realizzare ogni fase del processo di conservazione prendendo in esame il flusso delle scritture contabili. Sarà trattato il caso concreto dei libri contabili

Docente Dott.sa Elena Lauritano – Resp Conservazione Sostitutiva

Modulo 3

GLI SCENARI OPERATIVI:

Questo modulo fornisce una visione approfondita degli scenari operativi per attuare il processo di conservazione confrontando le modalità di svolgimento interno o in ousourcing

Docente Dott. Marco Ronco – Project Manager

Test

Test di verifica sull’apprendimento dei contenuti del corso

 

 

E’ prevista la partecipazione di minimo 5 e massimo 10 partecipanti per consentire un trasferimento chiaro e diretto dei contenuti.

 

Costo del CORSO: Euro 180 + IVA per singolo partecipante.

 

 

PER ADERIRE E’ NECESSARIO TRASMETTERE IL MODULO DI ADESIONE IN ALLEGATO o SCRIVERE a

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.


 

COME ATTUARE LA

CONSERVAZIONE SOSTITUTIVA

 

Martedì 21 Giugno 2011 – Hotel Campanile RIVOLI

 

MODULO DI ADESIONE

 

Il costo del corso è di Euro 180 + IVA.

 

E’ previsto un importo ridotto per ulteriori partecipanti della stessa azienda.

 

PARTECIPANTI

NOMINATIVO 1

 

RUOLO

 

Importo

180 + IVA

NOMINATIVO 2

 

RUOLO

 

Importo

150 + IVA

NOMINATIVO 3

 

RUOLO

 

Importo

100 + IVA

 

DATI PER FATTURAZIONE

RAGIONE SOCIALE

 

P.I. & C.F.

 

INDIRIZZO (via,cap,località)

 

E-MAIL a cui inviare la fattura

 

L’indirizzo e-mail sarà utilizzato per l’invio della fattura e l’invio periodico delle informative.

 

Il pagamento è anticipato e può essere effettuato con bonifico a Euroged SRL sul conto:

IBAN IT 18 W 02008 30871 000041049514

 

E’ prevista la partecipazione di minimo 5 e massimo 10 partecipanti per consentire un trasferimento chiaro e diretto dei contenuti.In caso di adesioni inferiori al numero minimo sarà comunicata una data non appena sarà raggiunto il numero minimo di adesioni.

 

 


 

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Ultima fermata: Codice dell'Amministrazione Digitale

Il 10 Gennaio 2011 esce in Gazzetta ufficiale la pubblicazione del nuovo Codice dell'Amministrazione Digitale, si chiude così il lungo percorso partito nel lontano 2005 con l'approvazione del D.Lgs. 235 del 30 dicembre 2010 intitolato “Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, recante Codice dell'amministrazione digitale, a norma dell'articolo 33 della legge 18 giugno 2009, n. 69”.

Un grande sforzo è stato profuso per dare rilievo alla forte volontà di una Pubblica Amministrazione Digitale al servizio del cittadino e delle imprese.

Per leggere il testo aggiornato:
www.anorc.it/documenti/Nuovo%20CAD.pdf

 



Mercoledì 22 Dicembre 2010 - appena terminato a Roma il CdM, il Ministro Brunetta esce dalla seduta della Camera e annuncia l'approvazione del nuovo Codice dell'Amministrazione Digitale.
Il nuovo CAD fa seguito a quello del Ministro Stanca del 2005 e si prefigge l'obiettivo di portare a compimento gli intenti di semplificazione ed informatizzazione della Pubblica Amministrazione, che a questo punto sarà obbligatoriamente Digitale.
In coerenza con il piano di e-gov 2012, il CAD porta con sè una riduzione dei costi delle Pubbliche Amministrazione e garantisce prestazioni di servizi ad elevati livelli di efficacia e trasparenza.
La sua adozione consentirà un’importante riduzione dei costi e un forte recupero di produttività. Si stima una riduzione dei tempi fino all’80% per le pratiche amministrative e, per effetto della dematerializzazione, un risparmio del 90% dei costi della carta (circa 6 milioni di euro annui). 


In allegato un estratto di sintesi del nuovo Codice dell'Amministrazione Digitale ed il video della conferenza nella quale il Ministro Brunetta annuncia l'approvazione del testo alla Camera.



Il video:video.palazzochigi.it/brunetta20101222.asx
Estratto:


 



Fonte: Corriere delle Comunicazioni  http://www.corrierecomunicazioni.it/index.php?section=news&idNotizia=77072
A cura di Margherita Amore

Le due associazioni propongono una serie di modifiche al codice di amministrazione digitale

Serve un "responsabile della conservazione", e non un pubblico ufficiale, per il nuovo codice di amministrazione digitale. Un responsabile che attesti la conformità del documento informatico al documento analogico dal quale è tratto. È una delle proposte di revisione del nuovo Cad, approvato lo scorso 19 febbraio dal consiglio dei ministri, lanciate da Anorc (Associazione Nazionale Operatori Responsabili Conservazione Digitale) e  Assintel (associazione delle imprese Ict di Confcommercio).

Le due associazioni, che nei mesi scorsi avevano già espresso le loro perplessità al riguardo, hanno ora presentato una proposta di possibili modifiche al codice dell’amministrazione digitale, con l’obiettivo di trovare un equilibrio fra la normativa e le reali esigenze del mondo pubblico e privato. Altrimenti, dicono, il testo attuale rischia di paralizzare i processi di digitalizzazione documentale e conservazione sostitutiva nei vari settori amministrativo, sanitario, contabile, fiscale e del lavoro, tanto che già molti operatori del mercato sono fortemente allarmati.

“Alcune norme sul documento informatico, sulla firma elettronica e sui concetti di duplicato/copia dei documenti devono essere per forza modificati, altrimenti si rischia davvero la paralisi dei processi di conservazione digitale”, spiega Andrea Lisi, presidente di Anorc.

Della stessa opinione è il presidente di Assintel, Giorgio Rapari: “Se nel testo approvato vi sono alcuni elementi positivi, come quelli sulle sanzioni, sui controlli e sulla tutela della sicurezza informatica, molti altri introducono cambiamenti inspiegabili che minano lo spirito stesso con cui il Codice è nato: e, cioè, la semplificazione burocratica dei rapporti fra PA, imprese e cittadini attraverso l’utilizzo degli strumenti informatici”.

A non piacere sono, in particolar modo, gli articoli 22 e 23, che prevedono l’autenticazione di un pubblico ufficiale, senza la quale la conformità di un archivio informatico sostitutivo sarà disconosciuta e sarà dunque senza valore probatorio. Di qui la proposta dell’istituzione di un Responsabile della conservazione, quale garante della correttezza del processo utilizzato. E per conferire a questa figura il dovuto valore si immagina la creazione di un albo dei Responsabili della conservazione.

Viene contestata anche l'introduzione di una terza tipologia di firma elettronica, quella “avanzata”, a metà strada fra la firma elettronica e quella digitale. Con quali effetti? Occorrerà chiedersi ogni volta con quale firma si sta operando e che valore legale ha. Di conseguenza, anche i documenti informatici con diversi tipi di firme avranno diversi valori formali e probatori.

Il testo del Cad approvato non è definitivo e dovrà passare un iter di approvazione, per cui ancora è possibile apportare dei miglioramenti, vedremo se queste proposte saranno accolte.

 
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